--Santiago de Compostela, un passo dopo l'altro - Viagginsieme

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SPAGNA - SANTIAGO DE COMPOSTELA, UN PASSO DOPO L'ALTRO
---  (Qui Touring Marzo 2007) ---

Meta di un “camino” lungo un millennio, Santiago de Compostela non è solo un luogo di fede, ma anche una città vivace con una movida senza fine. Fede, fashion, fidanzamenti. Tre motivi che, già nel medioevo, conducevano a Santiago de Compostela migliaia di persone. Sacro e profano viaggiavano uniti lungo il "camino". La frugalità dei fedeli era il perfetto contraltare degli eccessi glamour del bel mondo dell'epoca che arrivava in città per seguire una moda, e magari anche per accasare figli e nipoti. Ma la motivazione più importante per tutti era un'altra: la Chiesa garantiva a chi compiva il viaggio la remissione di metà del tempo da scontare in purgatorio. E non è poco. Oggi le cose non sono cambiate un granché. Principalmente, ci si va ancora per un voto di fede, ma nel terzo millennio è l’effetto moda a prendere il sopravvento, soprattutto tra i giovani europei che, per una volta, rinunciano a ogni comodità per affrontare quest'avventura. Certo, non è più pericoloso come allora percorrere l'intero cammino, ma per chi è abituato a muoversi sempre con un mezzo meccanico moderno l'utilizzo delle gambe può sembrare una novità avventurosa, alla stregua degli sport estremi. E, se il matrimonio non è più una priorità dei pellegrini, innegabile che molte storie d'amore transnazionali siano nate da questa esperienza comune. Per quanto riguarda la remissione dei peccati, oggi più che mai tutti la sognano e la cercano. Negli ultimi anni si sono aggiunti almeno altri due motivi che attirano qui, in ogni stagione, migliaia di persone: le bellezze artistiche della città e quelle paesaggistiche dei dintorni, nonché la qualità dell'ospitalità. I pellegrini medievali forse non ci davano peso, ma quelli contemporanei, infatti, si fanno tentare dalle numerose istigazioni al peccato gastronomico che la città offre loro. Tutte le strade portano a Santiago ed anche se non ci si arriva a piedi, ma a bordo di un comodo aereo di linea, la sensazione, giungendo in praza do Obradoiro (la lingua gallega è una delle quattro ufficialmente riconosciute in Spagna insieme al castigliano, al catalano e al basco), è la stessa per tutti da mille anni: stupore, meraviglia, quel sentirsi piccoli di fronte alla grandezza artistica e alla grande dimostrazione di fede che lascia senza fiato, ma pieno di dubbi, anche il materialista più convinto. La cattedrale è un magnifico monumento d'arte romanica, reso ancora più affascinante dall'aura mistica che lo avvolge. Qui si dice furono ritrovati i resti di San Giacomo (morto nel 44 d.C. in Terrasanta) e per questo si decise di costruire, intorno all'anno Mille, prima una chiesa, poi qualcosa di più, un monumento concluso solo nel Settecento con la facciata barocca chiamata appunto Obradoiro (Opera d'oro). Entrando, poi, lo stordimento diventa ancora più serio; si può tentare di dare la colpa al forte odore d'incenso, in particolare dopo le messe più importanti durante le quali è utilizzata l'enorme botafumeiro (il turibolo), ma è di nuovo la complessa e intricata decorazione degli interni a disorientare con le infinite statue e bassorilievi che narrano la vita del santo. In più c'è un rigido rituale da seguire, stabilito già dalla prima guida al "camino" scritta dal monaco francese Aymeric Picaud nel 1130: la visita alle reliquie, la sosta al portico della gloria, opera del XII secolo attribuita al grande maestro Matteo, quasi consumato dalle tante mani che qui si sono appoggiate, e infine l'abbraccio del busto della statua dell'apostolo collocata sull'altare maggiore, un momento di grande intensità e commozione. Una volta concluso il rito, il pellegrino del passato non poteva far altro che riprendere la via di casa, magari dopo un adeguato riposo, con la propria fede rinvigorita, forse con nuovi compagni di avventura con i quali condividere la strada del ritorno (talvolta anche una moglie) e la certezza che i chilometri fatti in terra sarebbero tornati comodi nell'aldilà, sulla strada per il paradiso. Il pellegrino di oggi esce dalla cattedrale e in piazza scatta mille foto con la macchina digitale con tutte le persone che ha conosciuto lungo il cammino, testimonianza meno romantica dell'ambita "compostela", il certificato di avvenuto pellegrinaggio. Avventurandosi per Santiago si scoprono i molti effetti che questo itinerario nel tempo ha prodotto. Innanzi tutto la frequenza di edifici religiosi contrassegnati da un totale di 114 campanili, ben visibili dai giardini dell'Alameda; passeggiando tra i vicoli della città, quasi completamente pedonale in centro, salta all'occhio il secondo effetto: l'infinita quantità di negozi che vendono oggetti religiosi di dubbio gusto nonché le immancabili conchiglie, simbolo del "camino", in passato utilizzate come piatto da viaggio, oggi inflazionato gadget a basso costo. La terza evidenza è una caratteristica con la quale Santiago ha imparato a convivere fino a trasformarla in una peculiarità: la presenza costante di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Un tempo le lingue erano il castigliano, l'italiano, il tedesco, il francese, con il latino a fare da medium. Oggi si sono aggiunte lingue asiatiche, latinoamericane, africane; il latino forse non lo parla più nessuno, ma ci si capisce lo stesso, almeno sulle cose importanti. Basta chiedere in giro quanti hanno fatto la Parigi-Dakar. La percentuale di risposte affermative non deve stupire. Non stanno infatti parlando della corsa nel deserto, tanto mitica quanto pericolosa, ma di aperitivi. Appuntamento al bar Paris in rùa do Franco, poi si prosegue, tappa dopo tappa, tapas dopo tapas, fino al bar Dakar in rùa da Raina. Il pavimento acciottolato delle vie potrebbe essere, al ritorno, più insidioso del Sahara, e la scalinata in praza da Quintana più ostica di una duna, ma la vita notturna all'ombra della cattedrale è un appuntamento imperdibile. Sicuramente profano, sicuramente non previsto dal rituale, quasi certamente peccaminoso, però specchio di una città che non vuole essere solo un prezioso monumento alla religiosità, ma un inno alla gioia e alla convivialità, anche grazie alla presenza dei 40mila studenti della prestigiosa università cittadina. E proprio a questi giovani si deve gran parte del merito di aver salvato le tante meravigliose spiagge oceaniche della Galizia dopo il disastro della petroliera Prestige, che affondò al largo della costa nel 2002. Migliaia di volontari accorsero da tutto il mondo, e da Santiago i pellegrini si presentarono in massa per ripulire dal petrolio le 437 spiagge colpite dalla tragedia. La Costa da Morte, mai nome fu più profetico, è ora una delle zone più affascinanti e meno turistiche della Spagna. Caratterizzata dalle “rias”, enormi insenature naturali simili ai fiordi norvegesi, appare grezza e vergine con spiagge di sabbia bianca, il mare di nuovo cristallino e un entroterra verde con dolci declivi o aggressivi massicci a picco sul mare. La strada costiera non è semplice, tra curve e strapiombi, ma la curiosità viene premiata da bizzarre e insolite architetture che si possono incontrare nel tragitto: dagli hórreos innanzitutto, granai a palafitta di pietra utilizzati fin dalla notte dei tempi per preservare il raccolto dai roditori, ai dolmen che formano strane geometrie in mezzo al nulla, fino ai castros di chiara origine celtica, ovvero piccoli villaggi anch'essi di pietra cinti da mura difensive. Sulle colline svettano poi centinaia di pale eoliche, eredi moderne dei mulini a vento tanto odiati da Don Chisciotte. La cattedrale di Santiago sembra lontana anni luce e forse lo è davvero. Qui, nel medioevo, finiva il mondo allora conosciuto: capo Finisterre era l'ultima tappa del "camino", dove venivano bruciati i vestiti utilizzati nel tragitto, ci si tuffava in mare e si raccoglievano le famose conchiglie. Oltre la nebbia, c'erano nuove terre ancora tutte da scoprire, ma ai pellegrini di allora non interessava davvero: la scoperta più importante l'avevano già fatta a Santiago, a metà strada tra il purgatorio e il paradiso.

DA SAPERE
Arrivare in Aereo: Iberia collega le principali città italiane a Santiago via Barcellona o Madrid.
Arrivare a Piedi: per intraprendere il cammino seguendo la Via Francigena si parte dalla Francia a St. Jean Pied de Port. Numerosi sono i punti di accoglienza nelle varie tappe.
 
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