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COLORADO-DENVER: DOLCE VITA DI FRONTIERA
--- Rivista Touring Aprile 2014 ----

A metà strada tra le due coste degli Stati Uniti, Denver, la capitale del Colorado, è ai vertici degli standard di qualità per vari motivi.
L’Est Americano fa capolinea alla Union Station. La corsa all’Ovest comincia sulla 16th Street trasformata in una ombreggiata passerella pedonale. Il continent divide, quella che è stata definita la frontiera urbana degli Stati Uniti, passa per Denver, capitale del Colorado, hub strategico per viaggiatori e militari (il Norad, il comando di difesa aerospaziale degli Usa, si trova qui), snodo storico (qui ci fu il massacro degli Cheyenne a Sand Creek), centro culturale e cinematografico. Sono venuti da qui "l'ambasciatore" della prima Hollywood Douglas Fairbanks, lo scrittore di origine abruzzese John Fante e la cantante folk Judy Collins. Ma è anche un faro del costume: dal 1° gennaio 2014 è passato un referendum che permette nel Colorado l'uso personale "ricreativo" della marijuana. Ma Denver (che prende il nome dal primo governatore James Denver) non si limita a stare in mezzo tra le due coste. Sta sempre più diventando un capolinea di arrivo o di ritorno. Per americani e stranieri. Che su quella prateria all'altitudine esatta di un miglio (viene chiamata The Mile High City) cioè 1600 metri, ai piedi delle Rocky Mountains (da qui si contano ben 52 vette tra cui il Mount Hood, ispiratore del marchio della Paramount) ci si vivesse bene lo avevano capito da tempo, sia i vivi che i defunti. Il cacciatore di bisonti William Cody, in arte Buffalo Bill, nativo dell’Iowa, volle farsi seppellire qui, a Lookout Mountain Park (400mila visitatori l’anno). In tanti hanno decantato la qualità dell'ambiente e il piacere della vita della città nata durante la corsa all'oro nel 1859 e presto diventata polo di attrazione per viaggiatori e hippy dalla vita alternativa. Nel romanzo di Jack Kerouac “On the road”, Denver ricorre come tappa obbligata per Sal Paradise e Dean Moriarty protagonisti del capolavoro della beat generation. E il musicista folk rock Henry John Deutschendorf volle ribattezzarsi John Denver per ribadire nelle sue ballate (Rocky Mountain High è il secondo inno del Colorado) come fosse piacevole la vita. Gli U2 hanno scritto e filmato Red Rock Sky, omaggio musicale a Denver. E Stephen King, nel romanzo L'ombra dello scorpione, identifica in Denver il posto dove i sopravvissuti possono ricostruire una nuova società democratica. Con il tempo il concetto di qualità della vita si è evoluto da patria preferita dai cowboy a mix di capolavori architettonici, rispetto dell'ambiente (Denver con un referendum nel 1997 rifiutò di ospitare le Olimpiadi), difesa della natura (duecento i parchi dentro al comune), clima salubre (oltre trecento giorni di sole l'anno), servizi urbani, diritti civili (città Lgbt: lesbian, gay, bisexual and transgender friendly), sostenibilità, mangiare sano e una frizzante vita giovanile (età media, 34 anni). E ancora per creatività (qui nacque nel 1944 dalla fantasia di Ruth Handler e dei figli Barbara e Ken, la Barbie, scandalosa bambola con il seno e di conseguenza la fortuna della Mattel) e per lo sport (nel basket Nba i Nuggets di Danilo Gallinari, nel football i Broncos, più volte vincitori del Super Bowl). Le immancabili classifiche americane piazzano Denver al sesto posto della migliore qualità della vita degli Stati Uniti. E il sito TripAdvisor la inserisce tra le dieci destinazioni top nazionali. Ed i dintorni non sono da meno: lo scenografico fiume Colorado, le stazioni sciistiche di Aspen e Vail, la capitale della cultura alternativa Boulder (sede dell'università del Colorado) e Durango, la Hollywood delle Montagne Rocciose per i film girati (l'ultimo, Lone Ranger con Johnny Depp). Con la curiosità di vedere da vicino questa Urban Frontier dell'America più autentica si sbarca al Dia, l'aeroporto (il più vasto degli Usa dove brilla una citazione di Ovidio che parla di «orizzonti infiniti illuminati dalle stelle»). L'aeroporto sembra un ordinato accampamento di tende di Sioux. A pochi chilometri, Denver, che ha conservato e restaurato il suo centro storico. È qui che si trova la 16th, l'arteria pulsante della vita locale. E qui si capisce la direzione che la città ha preso. Via le automobili, solo bus elettrici, gratuiti, che passano ogni minuto e mezzo e si fermano a ogni incrocio. Risultato: tutti a piedi. O in bici. Qui il bike sharing è una comune abitudine per girare su più di mille chilometri di piste. A rendere più piacevole l'esperienza, dai tombini fuoriesce musica classica alternata a ritmi moderni. Cosi, a piedi, in bici o in tram non resta che ritagliarsi il proprio itinerario personalizzato. In questa nuova San Francisco hippy e creativa, la lista delle cose da non mancare è fin troppo lunga. Primo, il Civic Center Park, oasi metropolitana dove si affaccia il Campidoglio e dove per pranzo si affollano decine di food trucks, furgoncini colorati e attrezzati che servono pasti bio di prodotti locali. A pochi metri il Denver Art Museum, disegnato da Gio Ponti e poi ampliato dall'archistar Daniel Libeskind. All'interno, mostre temporanee e collezioni permanenti sui nativi americani. Non lontana la vittoriana villetta-museo di Molly Brown, sopravvissuta al naufragio del Titanic, ispiratrice di musical e di film ed attivista per i diritti delle donne (il Colorado fu il primo Stato americano a concedere il voto femminile nel 1893). Risalendo lungo la 16th si arriva a Larimer Square, una delle zone più antiche e restaurate della vecchia Denver. Qui basta un raggio di sole per godersi lo spettacolo di decine di caffè e d'estate il Larimer Square Summer Film Series trasforma la piazza in un mega cinema-ristorante all'aperto. Sempre sulla 16th sosta obbligata alla Tattered Cover, la più bella, fornita e comoda libreria mai vista. In uno storico e restaurato edificio di mattoni, libri, mappe, dvd ma anche poltrone e divani accoglienti, caffetteria e tavoli dove sfogliare volumi o prendere solo il caffè: in calendario una nutrita serie di incontri, dibattiti e proiezioni. Su una traversa, Wazee Street, resiste un pezzo del glorioso West, il negozio-museo Rockmount Ranch Wear che da quasi un secolo riveste i Coloradian: stivali da monta, cappellone e la camicia con i bottoncini automatici di madreperla (indossati dai Beatles e Ronald Reagan, da Elvis ed Eric Clapton) inventata dal proprietario Papa Jack Weil. Denver, patria dello stile Country ma anche capitale e "Napa Valley" della birra e di etichette come Coors (indimenticabile una visita al Wynkoop Brewing Company, una fabbrica di birra sulla 18th) e regno del teatro (il secondo distretto dopo quello di New York). Ma anche della musica: appena fuori città si trova il Red Rocks Amphitheatre, platea naturale da quasi diecimila posti ricavata durante la Depressione nella viva roccia rossa che la rivista Rolling Stones ha giudicato il migliore anfiteatro degli Usa. Ora tra i colori infuocati del tramonto si esibiscono star come Sting e Andrea Bocelli, ma già nel 1964 fu tappa del mitico tour americano dei Beatles. Dopo tanti musei e case-museo (Kirkland museum of fine and decorative art), un magnifico giardino botanico, gallerie d'arte. Hall of Fame, Performing Art Complex, un Convention Center dove le scale mobili emettono risate e un giro di shopping nel quartiere chic di Cherry Creek District, non resta che la cerimonia del tè in salsa West nel più antico (insieme all'Oxford, un ex bordello vittoriano) hotel della città, il Brown Palace sulla 17th. Effettivamente la fama della dolce vita di Denver e del New West non sembra usurpata.
 
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