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PIEMONTE: LANGHE, ROERO E MONFERRATO, PEDALANDO FRA LE VIGNE
---  (Touring Marzo 2016) ---
Queste zone sono ideali per una vacanza lenta. E la bicicletta, ecologica e rilassante, è il mezzo ideale per scoprire colline, castelli e cantine patrimonio dell’Unesco.
In una chiesa in cima ad una collina, poco fuori Clavesana (Cuneo), si comprende che cosa significa avere un legame profondo con la terra. Non è un discorso da contadini, non è retorica pascoliana. Il legame con la terra lo capisci quando vedi che un parroco concede la sua chiesa, S. Anna delle Surie, per ospitare un convegno sull'agricoltura in cui si parla di ritorno alla terra: progetti di riqualificazione di prodotti locali, affidati a giovani con meno di 30 anni. Sono figli, nipoti di piemontesi che tornano a casa. Alla loro terra. Questo è il legame. Un legame che traspira dalle colline, dai vitigni, dalle brume della mattina, qui così fredda in inverno eppure così meravigliosamente accogliente in primavera. Langhe, Roero e Monferrato: non sai quando finisce uno e inizia l'altro, tanto sono legati, consequenziali. Eppure i confini sono nitidi, li delimitano fiumi e colline. È geografia naturale, non artificiale, politica. Qui però i confini non si sentono; incredibilmente e fortunatamente si lavora, a livello di promozione del territorio, insieme, scavalcando le tre province del Basso Piemonte (Alessandria, Asti, Cuneo) che ospitano Monferrato, Langhe e Roero. Terre del vino, ma non solo. Terre della tradizione, ma senza arroccarsi. Terre di castelli, ma mai sulla difensiva. Da quando l’Unesco ha riconosciuto questo territorio Patrimonio  dell'umanità, Monferrato, Langhe e Roero vivono una seconda giovinezza. Il modo più bello di scoprirle, è il turismo slow. Procedere lenti, osservando il profilo dei colli, i colori delle vigne, i castelli. Per questo viene proposto un lungo itinerario ciclabile, che si sviluppa per quasi 200 km attraversando queste terre da nord-est a sudovest. Un itinerario che in realtà sono quattro, uniti. Non sono particolarmente impegnativi, ma naturalmente è possibile decidere di percorrerne in sella anche solo una parte.
Da Casale Monferrato a Novi Ligure (63 km). Il primo tratto si sviluppa nel Monferrato alessandrino e va da Casale Monferrato a Novi Ligure, passando per Tortona. Ci si limita a segnalare alcune tappe, o scorci, che di certo attirano l’attenzione. A Casale Monferrato si trova una delle più belle e importanti sinagoghe di tutto il nord Italia. È qui dal 1595, al centro dì quello che un tempo era il ghetto ebraico. È ricca, sontuosa. Ovunque spicca l'oro: foglie d'oro zecchino ricoprono gli stucchi, vernici dorate impreziosiscono gli arredi. Il castello medievale di Pomaro Monferrato, elegante, imponente, è lì da 900 anni, eppure è quasi sconosciuto. A Tortona si costeggiano gli imponenti resti archeologici delle antiche mura romane e si sale fino alla torre del castello, unica superstite della furia napoleonica. Ma il panorama consola.
Da Novi Ligure ad Acqui Terme (59 km). Qui parte il Tour del Basso Piemonte. Questo tratto è il più impegnativo. In sella, si consiglia di percorrerlo in tre giornate, quattro se pedalando rilassati. Ma sarebbe uno sgarbo al Museo dei Campionissimi ospitato proprio a Novi, un omaggio a Fausto Coppi e Costante Girardengo che qui vissero e si allenarono. Senza sfidare le leggende, si affronta la salita verso il forte di Gavi, dall'inconfondibile pianta stellata. Si prosegue passando San Cristoforo dopo aver affrontato l'unica vera e propria salita della giornata. I successivi chilometri saranno tutti in leggera discesa, e pianeggianti una volta attraversato il torrente Orba. La strada riprende a risalire sulle colline dell'Alto Monferrato. Dopo Mornasco, una discesa porta a Visone e in pochi minuti ad Acqui Terme. Nota fin dall'antichità per le sue acque termali, è apprezzata per i tartufi ed i vini rossi. Qui meritano la visita l'acquedotto romano, il Duomo e la basilica di S. Pietro.
Da Acqui Terme a Canelli (37 km). Salutata Acqui, le indicazioni portano a Nizza Monferrato: la strada sale leggermente, per diventare impegnativa nella parte finale, verso Quaranti e Mombaruzzo. Due soste-assaggio sono consigliate, nel primo borgo per il brachetto, caratteristico rosso frizzante, nel secondo per gli amaretti che qui sono vanto di casa. Se Nizza, fornisce il pretesto per assaggiare la bagna cauda (il cardo gobbo, compagno perfetto per questo intingolo, viene da qui), quella finale, Canelli, sede delle maggior case produttrici di Asti Spumante, non può che prevedere una degustazione in cantina.
Da Canelli ad Alba (39 km). Ci inoltriamo nelle Langhe: una strada ondulata e priva di traffico ci porta a Santo Stefano Belbo, paese natale di Cesare Pavese. Sulla strada per Alba, fra le soste da segnalare, la piccola Neive, Bandiera arancione TCI, e Barbaresco, tappa vinicola d'eccellenza. Ritornati sul percorso principale, si scollina ancora per raggiungere il traguardo finale: Alba, la città del tartufo bianco e di altri straordinari sapori piemontesi. Nel centro storico, spiccano il Duomo, la chiesa gotica di S. Domenico e le case medievali. Il tour si è concluso. Ci auguriamo che abbiate rallentato adeguatamente da godervi al meglio il paesaggio, i sapori ed i profumi di questi luoghi. Soprattutto il profumo della terra. Perché quello è il legame più forte.

Un patrimonio mondiale. Anzi, sei
Il riconoscimento dell’Unesco ha sancito anche la varietà di queste terre. E dei loro grandi vini.
Nel 2014 l’Unesco ha decretato "i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Monferrato e Roero" Patrimonio dell'umanità. Sei zone specifiche, in 29 Comuni diversi, sono state premiate per la loro storia e per l'indissolubile legame tra uomo e paesaggio. Ecco le sei zone, ciascuna portatrice di una sua specificità. Non si somigliano: come i loro vini, questi territori sono diversi, e portatori di culture antiche.
- La Langa del Barolo (Comuni di Barolo, Serralunga d'Alba, Castiglione Falletto, La Morra, Monforte d'Alba, Novello, Diano d'Alba) valorizza il prodotto forse più celebre delle Langhe; d'obbligo una visita al castello di Barolo.
- Il Castello di Grinzane Cavour, nel Comune omonimo, è sede tra l'altro dell'enoteca regionale piemontese.
- Le colline dei Barbaresco (Comuni di Barbaresco e Neive), dove si coltiva l'uva nebbiolo e si producono barbaresco, barbera, dolcetto, nebbiolo.
- Nizza Monferrato e il Barbera (Comuni di Montegrosso, Mombercelli, Agliano, Castelnuovo Calcea, Vinchio, Vaglio Serra, Nizza Monferrato).
- Canelli e l'Asti spumante (Comuni dì Santo Stefano Belbo, Calosso, Canelli).
- Il Monferrato degli infenot (Comuni di Cella Monte, Ozzano Monferrato, Sala Monferrato, Rosignano
Monferrato, Ottiglio, Olivola, Frassinello Monferrato, Fubine, Camagna Monferrato, Vignale Monferrato); gli infernot sono locali sotterranei, scavati nell'arenaria o nel tufo, utilizzati per la conservazione domestica
delle bottiglie.
Info: http://paesaggivitivinicoli.it
 
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