-- Seychelles, sull'onda creola - Viagginsieme

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ISOLE SEYCHELLES, SULL'ONDA CREOLA
--- Touring Gennaio 2017 ----

L’arcipelago dell’oceano Indiano è un paradiso di acque verdi, ma soprattutto un incrocio di razze, figlie della colonizzazione inglese, che convivono in pace.
Cala il buio come una mannaia su Anse Lazio, nell'isola di Praslin, e la luce che un attimo prima accendeva l'oceano viene risucchiata dalle tenebre. A un passo dalle onde il personale del ristorante Bon Bon Piume chiude i battenti, i fantasmi stanno per arrivare. Non sono ancora le 18 e già sulla battigia centinaia di ombre nere risalgono i monticelli di sabbia alla rabbiosa ricerca di cibo. Sono loro i fantasmi, i ghost crab, una delle numerose specie di granchi dell'arcipelago delle Seychelles, che un po' finisce nei piatti, un po' raspa libera sui candidi banchi di sabbia, rinnovando il prezioso equilibrio tra natura, ambiente, uomo, che finora è stato rispettato in ciascuna delle 115 isole sparse al largo dell'oceano Indiano, a 1.500 chilometri a nordest del Madagascar e a 1.600 a est del Kenya. Un combinato disposto di granito e abisso oceanico che nasconde 2.500 specie di corallo e 320 specie di conchiglie, e poi boschetti galleggianti di takamata, mangrovie, batatran, resort come boutique mimetizzate tra hibiscus, frangipane e bouganvillea profumate di cannella e vaniglia, lillipuziane guest house costruite sotto gli alberi del pane. Un ben di Dio in cui spuntano i padroni di casa, i creoli, sangue misto all'ennesima potenza, figli dell'incontro tra un padre bianco e i vari popoli portati qui a forza, che rappresentano più del 90 per certo dei circa 90mila abitanti, di cui un terzo concentrato nell'isola di Mahé dove ha sede la capitale Victoria. Un mélange acrobatico di inglesi, francesi, cinesi, indiani, africani e malgasci, a sanguigno ricordo del caleidoscopio di culture che ha scritto la storia dell'arcipelago. In principio un paradiso tropicale con piante, frutti e rettili, ma senza Adamo ed Eva, avvistato prima del Mille dai navigatori arabi e secoli dopo dal portoghese Vasco De Gama, ma nessuno di loro contamina il luogo e l'Eden rimane nella sua splendida solitudine, senza l'uomo. E nel I609 che il destino dell'arcipelago muta quando una nave inglese attracca sulle sue coste. È amore a prima vista. Ma l'amore presto si trasforma in cannonate contro i francesi, i primi a colonizzare l'arcipelago, da parte degli inglesi. E da allora la storia racconta delle frustate, spesso mortali, agli schiavi deportati dall'Africa; del sudore dei coloni indiani e cinesi approdati sulle isole in cerca di fortuna; di derrate di spezie, cotone, olio di cocco, tabacco, vaniglia, copra, imbarcate verso l'Occidente lungo le vie dell'oceano. Un film d'avventura, con potenti dosi di sangue e dolore, dove una parte importante la recitano i pirati, che durante il XVII secolo qui avevano una base, con i loro tesori. Ancora oggi c'è qualcuno che scava a Bel Ombre, sull'isola di Mahé, dove la leggenda narra di un bottino nascosto da un filibustiere dopo un assalto a una nave portoghese. In realtà il tesoro è l’arcipelago stesso, che si piazza ai primi posti nella classifica mondiale delle spiagge da sogno, accanto ad Andamane, Laccadive e Maldive. Ossigeno puro per le casse dello Stato, visto che il turismo, in cui lavora quasi il 40 per cento della popolazione, conta ormai per il 60 per cento delle entrate, il resto arriva dalla pesca. La Repubblica delle Seychelles incrocia le dita e dopo oltre quarant’anni dall'indipendenza dalla corona inglese, rilancia i suoi investimenti su un turismo di qualità rivolto alla tutela dell'ambiente. Perché se il tesoro si esaurisce si toma tutti all'agricoltura; il Governo ha lavorato per proteggere l'arcipelago creando sette parchi marini nazionali (Aride, Cousine, Curieuse, Port Launay, Baie Ternay, Ile Coco, Aldabra) e due parchi nazionali terrestri (Mome Seychelles e Praslin National Park con Vallèe de Mai), tra questi, due sono patrimoni Unesco: Aldabra, dominio di testuggini ultracentenarie, e Vallèe de Mai, dove prospera in esclusiva la creatura più incredibile del regno vegetale, il coco de mer, una palma maestosa la cui noce assomiglia a un pube femminile. Con il progetto Vision 21 del ministero del Turismo, inoltre, le imprese turistiche più lungimiranti stanno imparando a fare business salvaguardando biodiversità e cultura dell'arcipelago. Il progetto prevede un marchio di qualità (Seychelles sustainable tourism label) e chi aderisce (per ora sei strutture) deve rispettare protocolli su gestione dei rifiuti, uso e consumo di acqua, preparazione dello staff. C’è chi fa pure di più. Come per esempio il resort, l'unico nell'isola di Silhouette, che dedica una parte dei guadagni per progetti a difesa della natura e per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. Contributi arrivano anche dalle organizzazioni non governative, a livello locale, statale e internazionale, che sono riuscite a ripristinare gli endemismi di isole come Fregate, Denis, North e Alphonse. La sfida ora è portare Victoria e l'isola di Mahé, che più delle altre soffre il peso del turismo, a servizi di maggiore qualità, a partire dall'aeroporto. E intanto si investe in resort ecosostenibili, che, secondo i diktat del Governo, non devono superare in altezza la vegetazione che li circonda. Ma il più grande progetto ambientale è Port Victoria Wind Farm, otto turbine eoliche su due isole separate e collegate con tre chilometri di cavi sottomarini. L'importante è che le Seychelles non si lascino incantare dai predoni del deserto e non cedano un millimetro delle loro isole finora risparmiate da speculazioni immobiliari. La salvaguardia dell'ambiente passa anche dall'orgoglio dell'appartenenza. Il festival Kreol è l'evento più importante del calendario culturale delle Seychelles, organizzato di solito a ottobre sulle isole di Mahé, Praslin e La Digue, per celebrare l'identità creola, promuovere i valori del patrimonio culturale in ogni suo aspetto, dalla musica alla danza, dal teatro all'artigianato e alla cucina. Anche l'arte seychellese ha tanto da dire, ed  alla Biennale di Venezia, per la prima volta nella storia del Paese due artisti, George Camille e Leon Radegonde, hanno raccontato al mondo con acquerelli, colori acrilici, collage e disegni a matita o a pastello, lo spirito della vita creola, un corpo e un'anima sola che ha inventato una lingua unica al mondo, pietanze deliziose e danze così sensuali da far accapponare la pelle. E tutto questo per sopravvivere al dolore, reinventarsi e diventare parte di un mondo quasi sopranaturale, che li ha accolti, shakerati come cocktail e amati come figli propri con tutto il calore dell'insularità di cui è capace un arcipelago. Il più antico del pianeta.

DA SAPERE - QUANDO ANDARE
Il clima è caldo e tropicale durante tutto l'anno, ma il periodo migliore per andare è da aprile a ottobre,
quando l'aria è più secca e fresca e le temperature oscillano tra i 25 e i 30 gradi. La stagione delle piogge ha
il suo culmine a gennaio.
 
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