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ALTA VAL VENOSTA: L’ALTO ADIGE NASCOSTO
---  (Rivista Bell'Italia 2010) ---

Da Malles al passo di Resia si scopre il vero volto dell'alta montagna. Un mondo pieno di neve e silenzi dove si scia e si fa fondo tra borghi antichi, castelli, laghi ghiacciati e un campanile che esce dall'acqua. Solo dopo la lunga teoria di frutteti, paesi e castelli che da Merano si sviluppa fino a Malles, la val Venosta sfoggia la sua veste invernale. Quasi inaspettata. Le cime imponenti, qui dove la vallata piega a nord verso il confine austriaco del passo di Resia, non sembrano nemmeno tali. Persino l'Ortles, che svetta a meridione, non dimostra i suoi 3.905 metri, che ne fanno il monte più alto dell'intero Alto Adige. E le piste, quelle strisce bianche che gli appassionati dello sci cercano avidamente lungo i versanti fra lo scuro dei boschi, per i primi 60 chilometri della val Venosta non si fanno vedere. È solo dopo aver superato l'incrocio con la strada dello Stelvio e aver raggiunto il borgo di Malles Venosta che lo scenario cambia. Centro storico dal profilo disegnato dai campanili romanici come quello di San Benedetto, oltre che importante centro commerciale e culturale, Malles segna l'ingresso in alta val Venosta, lo spicchio più occidentale di Alto Adige, che finisce "contro" la Svizzera. Spariscono i frutteti, la strada sale con ampie volute regolari su una specie di piano inclinato sempre spazzato da un vento da nord che fa turbinare la neve. Per poi raggiungere le grandi aperture dei laghi ghiacciati, a ricordare che l'Engadina è vicina, e quindi il passo di Resia, punto estremo della valle. Al passo nasce l'Adige, e dal passo si sconfina in Austria, nella valle dell’Inn (proseguendo diritto), e in Svizzera, svoltando a sinistra. Nel lago di Resìa, spesso solcato dalle vele degli snowkite, ruba l'attenzione una delle cartoline simbolo dell'Alto Adige: il bizzarro e fotografatissimo campanile di Curon. È l'unico elemento visibile della chiesa romanica trecentesca finita sott'acqua, insieme a tutto il paese, con la realizzazione del bacino artificiale di Resia nel 1950. Con i suoi 6,6 chilometri quadrati, il lago è il maggiore dell'Alto Adige, ed è preceduto dal più piccolo lago naturale di San Valentino alla Muta. Il campanile che emerge dalle acque è l'unica immagine davvero famosa dell'alta val Venosta, dolce e aspra allo stesso tempo, diversa dalle meravigliose e un po' zuccherose valli dolomitiche. Tra le sue pieghe si nasconde un grande patrimonio culturale e spirituale, che raggiunge la massima espressione nello straordinario complesso dell'abbazia di Monte Maria a Burgusio, il più alto monastero benedettino d'Europa, oltre che nelle chiesette romaniche perse tra i prati innevati. Un patrimonio da scoprire a poco a poco, penetrando la coltre dei severi borghi antichi e il carattere un po' chiuso della gente. Fin dai tempi della via romana Claudia Augusta, oggi valorizzata da un progetto transfrontaliero che ha dato vita a 80 chilometri di pista ciclabile fra Malles e Merano, la zona era un nevralgico punto di scambio e di passaggio fra nord e sud delle Alpi. E ancora oggi lungo la valle si respira la storia. La stessa Malles e i paesi più piccoli come Laudes, Clusio, Burgusio e Tubre, altra porta per la Svizzera, hanno un aspetto davvero antico, quasi misterioso, fra rovine di castelli, case massicce addossate l'una all'altra, muri spessi, voltoni e androni. Si differenzia la vicina Glorenza, cittadella medievale ancora cinta da mura perfettamente integre, dall'aria più civettuola e turistica. Tra i Borghi più Belli d'Italia, tenuta come un gioiello, Glorenza sfoggia torri e torrette, lindi vicoli, portici e case patrizie del '500. Nell'alta valle la moda dei rifugi gourmet e degli alberghi spa&design delle Dolomiti non è arrivata, ma l'attitudine all'ospitalità ha radici millenarie e si è evoluta in formule ricettive di ottimo livello, con alberghi a gestione familiare che riservano un'accoglienza inappuntabile. Terra dei "quattro confini" con, a breve raggio, l'Alto Adige, il Tirolo austriaco, la Svizzera del cantone dei Grigioni e la Lombardia, l'alta val Venosta è sempre stata soggetta alle influenze dell'area di lingua tedesca e di quella retoromanza; qui fino al XIX secolo si parlava ancora il retoromanzo, e alcuni toponimi evidenziano origini retiche e persino celtiche: Sesvenna, Plagott, Laudes, Piavenna, Planol suonano come nomi dolci, vagamente esotici. Ma in mezzo a tanta storia, si scia in alta val Venosta? Sì, e molto, in comprensori piccoli, mondi bianchi quasi familiari, senza folla, non compromessi da un numero eccessivo di impianti e piste. Mentre le vallette laterali sepolte di neve hanno una morfologia ideale per praticare gli sport invernali alternativi. Una è la valle Slingia, regno del fondo, così come la solitaria valle Lunga, un'altra la val Roja, piccolo mondo immoto di baite impreziosito dalla chiesetta di San Nicolò e dai suoi affreschi quattrocenteschi di scuola meranese: qui d'inverno si cammina, si pratica lo sci alpinismo o, semplicemente, ci si ferma a contemplare il paesaggio. Grandi montagne come la Palla Bianca e l’Ortles, protagoniste del panorama, fanno da sfondo a quattro piccole stazioni sciistiche. Venendo da Merano, la prima che s'incontra è Watles, all'altezza di Malles, in vista delle bianche piramidi del Sesvenna; poi Malga San Valentino tra i laghi ghiacciati in inverno; quindi Belpiano, in prossimità del confine. Per concludere con Maseben, nascosta nella fiabesca valle Lunga, nella zona del passo Resia: affascinante e solitaria, rappresenta il volto selvaggio e autentico dell'alta montagna. Due impianti, un paio di masi cristallizzati dall'inverno e nel tempo, pochi alberghetti e qualche baita. Tra queste, la Malga di Melago, che si raggiunge anche a piedi su un sentiero invernale battuto, oppure, per i più avventurosi, il rifugio Pio XI alla Palla Bianca a 2.542 metri, aperto su richiesta, ideale per isolarsi dal mondo.

DA VEDERE: Dalla cittadella benedettina ai borghi storici
Visitabili anche in inverno, con orario ridotto, i principali punti d'interesse della valle, a partire dall'abbazia benedettina di Monte Maria sopra Burgusio.Tuttora abitata da monaci benedettini, conserva del complesso originario (XII secolo) il portale romanico, mentre la chiesa e il monastero hanno l'aspetto barocco seicentesco. Interessanti il Museo nella casa dell’Abate Hartmann, che racconta la vita nell'abbazia nei suoi nove secoli di vita, e la cripta con affreschi del 1180 (visitabile solo in estate). Tra i borghi, meritano l'incantevole Glorenza, la località più nota della zona, e il centro storico di Malles, con le sue cinque torri, le massicce case signorili e le antiche chiese come San Benedetto, con il più Importante ciclo di pitture carolinge d'Europa. Suggestivi i borghi storici di Laudes e di Tubre, con la chiesa romanica di San Giovanni e le vicine rovine di Castel Rotund e Castel Reichenberg. Notevoli le fortificazioni al passo di Resia: bunker, sbarramenti, strade e trincee costruite tra il 1939 e il 1942; visite guidate in notturna.
 
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