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OLANDA - LA FRISIA E LE SUE ISOLE, VERDE DI MARE
--- (Rivista Touring Luglio/Agosto 2015) ---

Le Frisone sono di razza. Di nome e di fatto. Queste isole seminate ad arco nel Mare del Nord hanno un cuore contadino. Vantano una solida tradizione rurale e animali da allevamento di pregio. A partire dai superbi cavalli, una delle razze equine più antiche d'Europa, già citata per valore e forza da Tacito. Cavalli robusti e frugali i frisoni, impiegati inizialmente per i lavori nei campi ma, dopo essere stati incrociati con esemplari spagnoli nel XVI secolo, divenuti eleganti e fieri. Tanto da essere usati per trainare le carrozze reali. Da questi paesaggi placidi e piatti, impastati di sabbia, acqua, argilla e torba, da queste pianure di un verde morbido e intenso imbevuto di canali, argini e dighe, provengono anche le vacche da latte più produttive al mondo (500 litri per ciclo di lattazione, contro i 350-400 litri prodotti mediamente), e che in Olanda rappresentano quasi i tre quarti di tutto il bestiame allevato. E poi le pecore, quelle stesse dell'Adorazione dell'Agnello di Dio di Jan e Hubert van Eyck della cattedrale di Gand: il vello bianco, il collo lungo e sottile, il naso schiacciato e la coda priva di pelo e lunga fino al garretto. Cavalli, mucche, pecore punteggiano le vaste praterie senza pastori e cani, come se fossero di lì da sempre e per sempre. «Pochi alberi dietro i quali sono nascoste le case campestri e i villaggi; qualche vela di bastimento; degli stormi di pavoncelle, di cornacchie e di corvi; e i bellissimi armenti che picchiettano d'infinite macchie nere e bianche il verde della campagna, sono le sole cose che attirino l'occhio su quella vasta pianura di cui un velo di vapori bianchi nasconde perpetuamente i confini. L'uomo che in quel Paese ha fatto tutto, non si vede da nessuna parte, e pare un Paese nel quale l'acqua viva e lavori da sè, e la terra non sia posseduta che dagli animali.», cosi scriveva Edmondo De Amicis nel suo Olanda del 1874. Da allora quasi nulla è cambiato, se non la presenza ingombrante di giganti dell'aria, le tante pale eoliche che giocano con il vento sotto cieli smaltati alla Vermeer e svettano imperturbabili su uomini e animali altrettanto imperturbabili Indipendenti e fieri proprio come questa provincia sospesa fra terraferma e arcipelaghi, con lingua, costumi, inno e bandiera propri. È dal solido animo contadino di queste schegge di verde fertile tuffate nel Mare del Nord che deriva la paciosa tranquillità delle Frisone. Un mondo a parte, una terra fortemente voluta e strappata al mare, frutto di un delicato equilibrio fra uomo e acqua. Complici e avversari, amici e nemici, rivali e alleati, i due protagonisti del paesaggio frisone impegnati in un continuo gioco a rimpiattino qui si vengono incontro e rinnovano l'antico patto. Questo mondo acquatico fattosi terra, quest'acqua domata e incanalata divenuta pascoli per fattorie solitarie e armenti pasciuti accoglie l'uomo e le sue attività. Si lascia vivere, navigare, veleggiare, pescare. A loro volta gli antichi pescatori trasformatisi in contadini la rispettano e non ne abusano. Si muovono in bicicletta, in barca a vela o con motore elettrico, riciclano tutto i l possibile, stimolano e promuovono un turismo ecosostenibile. Eppure questa provincia apparentemente cristallizzata nelle sue certezze, nel tempo e nello spazio, è più simile alla superficie del mare che, vista a distanza sembra immobile, mentre in realtà è in continuo movimento. Sopra e sotto la superficie del Waddenzee, il mar Frisone occidentale, che divide la terraferma dalle isole, oltre 10mila specie animali e vegetali fanno di quest'area naturalistica uno dei Patrimoni Mondiali dell'Unesco, protetta come riserva naturale, mentre nei canali galleggiano le grandi foglie a forma di cuore delle ninfee che compaiono nella bandiera frisone, dai colori bianco, rosso e blu, a ricordare ancora una volta che questa è e rimane una terra d'acqua. Due volte al giorno la corrente delle maree riconquista le spiagge basse e sabbiose, ne sfilaccia e confonde il profilo, mentre sottili dita liquide reinnervano la vita acquatica. Due volte  al giorno le restituisce ai turisti che si cimentano nel wadlopen, le faticose passeggiate sulla battigia durante l a bassa marea. Piste ciclabili, vie d'acqua, canali e strade poco trafficate collegano anche le 11 città della Frisia, dal capoluogo Leeuwarden, con i suoi caffè in riva ai canali, la torre pendente Oldehove, alta 40 metri e inclinata di due, e il Fries Museum, tutto vetro e acciaio, con esposizioni, installazioni multimediali e sezioni dedicate alla storia della provincia. Non manca neanche la sala dedicata a una fra i più celebri figli di questa città, che ha dato i natali anche alla dinastia Orange-Nassau, Mata Hari, la sfortunata ballerina fucilata come spia in Francia durante la prima guerra mondiale. Allingawier vanta il Museumroute Aldfaerserf, dove si passeggia fra vecchie case e fattorie trasformati in un museo diffuso delle tradizioni popolari, Sneek esibisce la sua Waterport, elegante porta-ponte fortificata del 1613, un museo marittimo e una serie di edifici storici dalle facciate riccamente ornate, e Workum risponde con i suoi formaggi, come quelli della fattoria biologica Nylander. IJlst è invece una vera e propria garden-city, dove ogni casetta a mattoncini rossi si affaccia su un canale bordeggiato da giardinetti curati e cinti di siepi, in un tripudio di barche, fiori e panchine. Ad Hindeloopen, prati dove scorrazzano pecore riccioline, acque dove volteggiano parasail e barche, si respira già tutto l'impeto del Mare del Nord. Se il Museo dei pattini ricorda la Elfstedentocht, la massacrante gara su 220 km che in un solo giorno dal 1909, tempo permettendo, si disputa sui canali ghiacciati attraverso le città della Frisia, i motivi decorativi (vele, barche) inseriti nelle facciate degli eleganti edifici storici raccontano della professione dei suoi abitanti, marinai e capitani, costretti lontano da casa per lunghi periodi. Durante l'assenza di questi ultimi, la famiglia si trasferiva in piccoli edifici nel retro dell'abitazione, rientrandovi solo al ritorno del padrone di casa. E ai marinai, costretti all'inattività nei lunghi inverni, si deve in origine la produzione artigianale di mobili intagliati e dipinti a vivaci colori che costituiscono uno dei vanti della cittadina, mentre gli elaborati motivi decorativi che ricoprono fittamente le superfici ricordano quelli da loro incontrati nei viaggi in Oriente e in Scandinavia. Ma le star della Frisia sono soprattutto le isole basse e sabbiose allineate ad arco lungo la costa che creano una barriera all'impeto del Mare del Nord. Terschelling, Ameland, Schiermonnikoog, Vlieland, Texel e un pugno di banchi sabbiosi disabitati, su cui si spiaggiano paciosi branchi di foche che ruzzano nelle acque calme e placide, fanno capolino dalle onde e contendendo ad animali e uccelli selvatici la quiete come l'attenzione di ciclisti e turisti. E proprio alle foche è dedicato Ecomare, il museo dedicato al Waddenzee e centro di recupero di Texel, la maggiore delle Isole Frisone, con i suoi 24 km di lunghezza e i 9 di larghezza. Una diligenza d'epoca trainata da due possenti cavalli porta dal capoluogo, Den Burg, al faro di Eierland, che ha appena spento le 150 candeline, fra pascoli, dune sabbiose, orchidee selvatiche e centinaia di pecore (sull'isola sono presenti ben 13.500 esemplari, decisamente più degli abitanti) e oltre 300 specie di uccelli che costituiscono la gioia dei birdwatcher di tutto i l mondo. Più di un quarto dell'isola è parco nazionale, mentre 30 km di spiagge solitarie offrono svago e divertimento per grandi e piccini. Anche gli amanti della bicicletta qui trovano pane per i loro denti. Texel, che ha recitato un ruolo importante nella storia della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, poiché da qui nel 1595 salpò la prima spedizione per Giava, è stata nominata miglior regione ciclistica dell'Olanda, e offre ben 140 chilometri di piste, lungo le quali scorrazzano giovani e famiglie con i bimbi appollaiati allegramente nel carretto anteriore. Non mancano neanche i cani, alloggiati in appositi cestini, impazienti di poter sfogare la propria esuberanza galoppando le fra dune, rotolandosi nella sabbia e rincorrendo le onde sul bagnasciuga. Immagine di pura felicità e gioia di vivere. Stesse atmosfere a Vlieland, la più piccola e lontana fra le Frisone, raggiungibile con traghetti corteggiati da gabbiani festosi. Anche qui chilometri di piste ciclabili permettono di scoprire il territorio e l'unico villaggio, Oost Vlieland, le cui prime notizie risalgono al 1245. Negozietti, caffè e vivaci casette dal tetto a punta, un solo taxi, nessuna auto e tanti carretti per questa isoletta che trasuda pace e tranquillità. E, nonostante i soli 12 km di lunghezza e i due di larghezza, regala grandi spazi vuoti. L'area umida del polder Kroon offre rifugio a centinaia di uccelli tra canneti e paludi e cavalli al pascolo si stagliano sulla linea dell'orizzonte lungo la costa. Per quanto piccola, Vlieland nasconde però la più vasta area di dune di sabbia dell'Europa occidentale. Un vero e proprio deserto nel cuore del Mare del Nord. Usata in passato per esercitazioni militari, l'area è a tratti punteggiata di vecchi residuati bellici che si stagliano surreali in un paesaggio lunare alla Mad Max. Peraltro questo Sahara nordico si può comodamente esplorare con un gigantesco ex camion militare scoperto, il Vliehors Expres. Nel candore della sabbia si staglia un grumo di galleggianti, legni sbeccati, bandiere strappate e tavole da windsurf smangiate dal mare disposti in cerchio, su cui svetta una casetta bianca posta su un'alta palafitta. Costruita nel 1890 come ricovero per i naufraghi, la casupola, così linda e spoglia all'esterno, trabocca di oggetti. Aperta la porta, infatti, si entra in una bizzarra wunderkammer di cose raccolte sulla spiaggia. Lo spazio angusto è un concentrato di trouvaille, uno spaccato sulle esistenze di tanti sconosciuti cui il mare ha strappato un segno della loro esistenza Un horror vacui che riempie ossessivamente ogni spazio: messaggi in bottiglia, insegne, lanterne, scarpe, monete, fotografie sbiadite di marinai ai remi, scatole arrugginite, barattoli. Collane di succhiotti da bambini e rosari di dentiere, alfa e omega, come festoni decorano il soffitto sotto il quale coppie di sposi giunte fin qui officiano il proprio matrimonio. Qui, dove terra e mare, uomo e natura, s'incontrano per celebrare la vita.
 
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